Home Articoli e interviste
News Foto
Libri e saggi Contatti

 

In nome del bene e del male.
Filosofia, laicità e ricerca di senso

«Critica Marxista», n. 1, 2019, L. La Porta, ‘Il bene , il male e la prassi della filosofia’
(Recensione da "Phronesis" di Augusto Cavadi)

(Presentazione di Maria D’Asaro)

(Recensione di Giuseppe Cappello 'In che cosa crede chi non crede in Dio? Quali sono le sue nozioni di bene e di male?')
(Recensione di Bruno Vergani da Il blog di Bruno Vergani)
(Recensione da "Azioni Parallele" di Antonino Infranca)
(Recensione da "MicroMega" Il relativismo plausibile, di Michele Martelli)
(Recensione da "Patria Indipendente" Al di qua del bene e del male di Lelio La Porta)

(Recensione di Maurizio Schoepflin da il «Giornale di Brescia» 30 maggio 2018)
(Recensione di Giannino Piana, «il Regno», n. 16 settembre 2018)

 

Roma, Donzelli, 2018

«Spesso siamo convinti di essere gli unici depositari della disponibilità a non assecondare preconcetti, rigidità ideologiche e sterili dogmatismi. Confrontarsi con il problema del bene e del male senza cedere ai pregiudizi costituisce un salutare banco di prova della nostra effettiva capacità di essere cittadini che contribuiscono a ridurre i mali e a far fiorire i beni che abbiamo in comune». Le nozioni di bene e male sono indispensabili per vivere e, al tempo stesso, sempre insidiate da fraintendimenti e pregiudizi. Orlando Franceschelli – filosofo, impegnato da anni nella definizione di un’etica laica fondata sul radicamento dell’uomo nella natura – non si sottrae alla sfida di trovare risposta a una domanda radicale: in nome di quale bene e di quale male sarebbe auspicabile agire come singole persone e come gruppi sociali? In società come le nostre, investite da trasformazioni epocali, dal fanatismo terrorista, da nuove sfide poste dai dilemmi bioetici e dai progressi della ricerca scientifica, eludere questo interrogativo equivale a incamminarsi sul sentiero pericoloso dell’indifferenza e della deresponsabilizzazione. L’autore sceglie la via opposta a ogni disimpegno e chiarisce fin da subito la propria visione: l’identificazione del bene con la tensione verso la possibile felicità terrena – la propria e quella degli altri esseri senzienti umani e non umani – e del male morale con l’indifferenza egoistica verso la sofferenza. Una visione non condizionata da prospettive soprannaturali, in sintonia con una tradizione di pensiero che da Democrito arriva fino a Spinoza, Hume, Darwin, Leopardi, e si scontra con l’esaltazione della volontà di potenza proposta da Nietzsche. Nel ripercorrere il cammino dei grandi teorici del pensiero naturalista, Franceschelli mostra come dalla definizione di nozioni quali natura, male fisico o morale, bene individuale e beni comuni (inclusa la bellezza), felicità e sofferenza, si possa approdare a una concezione di bene e male condivisibile e compatibile con il rispetto del mondo naturale, sempre più minacciato, con la convivenza civile nelle società multiculturali e con i principi delle nostre Costituzioni liberali e solidali. La conclusione dell’autore è che la virtù della laicità – la sola che può garantire un dialogo alto tra credenti e non credenti – ci educa a praticare anche la più efficace solidarietà samaritana, ossia a soccorrere chi ne ha bisogno non solo per umana pietà, ma perché anch’egli aspira alla propria felicità e ha diritto a cercarla.


 

 

 

(clicca sulle immagini per ingrandire)

(Recensione da "Azioni Parallele" di Antonino Infranca)
(Recensione da "Il Rasoio di Occam" di Giorgio Fazio)

(Recensione dal "Corriere della sera" di Antonio Carioti)
(Recensione da "Tuttavia" di Augusto Cavadi, a pag. 26)

(Recensione dal blog di Bruno Vergani)
(Recensione da "Il Mattino" di Corrado Ocone)

(Recensione da "Phronesis" nn.  23-24 di Stefano Zampieri)
(Recensione da ‘Comunicazione filosofica’ n. 39, 2017, di Stefano Sassaroli)

 

 

Elogio della felicità possibile.
Il principio natura e la saggezza della filosofia

 

Roma, Donzelli, 2014

Natura, saggezza e felicità: forse per ogni essere umano è difficile vivere senza interrogarsi, almeno una volta, sul loro effettivo rapporto. E sull’altra questione che questo rapporto inevitabilmente solleva: in che senso la saggezza può favorire la nostra felicità? Ricercare la saggezza non equivale a diventare più consapevoli del carico immenso di dolore, sofferenza e ingiustizia che grava sulle nostre vite e su quelle dei nostri simili? Saggezza della felicità possibile: questa è la prospettiva filosofica proposta da Orlando Franceschelli. Essa ci ricorda non solo che tra natura, saggezza e felicità esiste un rapporto indissolubile, come aveva suggerito già Epicuro, ma che questo rapporto possiamo coltivarlo soltanto a patto di essere, a un tempo, consapevoli dei limiti che la sofferenza e la morte pongono alle nostre gioie, e concretamente impegnati a valorizzare e godere tutta la felicità che, entro questi limiti, è possibile raggiungere. È in questo orizzonte etico-antropologico che anche la Regola Aurea – fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te – può essere riscritta come impegno a fare per la felicità di ogni essere senziente tutto ciò che si ritiene possibile e si vorrebbe fosse fatto per la fioritura della propria. Questo è l’approdo etico che, in alternativa al naturalismo della volontà di potenza indicato da Nietzsche, può educarci a mettere anche le odierne biotecnologie al servizio della felicità possibile, invece di asservire la loro inaudita e crescente potenza a ideologie o appetiti mercantili e di bio-potere. La via indicata dall’autore è quella di un’antropologia dell’ecoappartenenza a partire dalla quale coltivare un dialogo laico e costruttivo anche con quanti (credenti, teologi, metafisici) guardano al cosmo fisico e alla natura umana a partire dalla dottrina biblica della creazione. Riconoscere la plausibilità del naturalismo consente infatti di apprezzare senza pregiudizi la saggezza della felicità possibile e solidale proposta dagli odierni sostenitori del principio natura. Premessa irrinunciabile, questa, per poter trovare risposte condivise ai temi etici nelle nostre società sempre più complesse. È di questo umanesimo non antropocentrico che in questo libro si tesse un convinto elogio.

 

 


(Recensione dal "Corriere della Sera")
; ("Terra", pag.10); ("Scienzainrete"); ("il Denaro"); ("Left" pag.82); ("Torinolaica.it"); ('Oltre gli orizzonti e i metodi della scienza' di Fiorenzo Facchini,"L'osservatore romano"); ("Recensioni Filosofiche")

 

Darwin e l'anima.
L'evoluzione dell'uomo e i suoi nemici

Roma, Donzelli, 2009

Come si può, oggi, ragionare sui temi della natura umana senza partire da Darwin?
Senza muovere dalle conquiste scientifiche e dalle implicazioni filosofiche, etico-politiche e persino teologiche connesse a quanto egli ha detto sull’origine e la storia dell’uomo?
In questo agile e denso volume, Orlando Franceschelli affronta uno dei nodi cruciali del pensiero darwiniano: la questione antropologica, destinata a scuotere dalle fondamenta la tradizione filosofica e religiosa occidentale. A cominciare dalla credenza nell’immortalità dell’anima e nella guida provvidenziale della storia.
Le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Darwin, infatti, rischiano di lasciare in ombra proprio il vero nucleo teorico della sua rivoluzione antropologica, contro cui ancora oggi si levano accuse di nichilismo, soprattutto da parte della gerarchia cattolica: naturalizzando l’uomo e la sua mente, Darwin ne avrebbe addirittura minato la dignità.
Ecco perché Franceschelli parte dalla ricostruzione dell’effettivo pensiero di Darwin sulla coevoluzione della natura umana: dai suoi rapporti con gli animali, fino al progresso verso la civiltà. Snodi cruciali a cui ogni adulto pensante dovrebbe essere interessato: è mediante queste elaborazioni che Darwin ha influenzato la scienza, la filosofia e anche quella teologia che ormai parla non più di creazione ma di emergenza dell’anima. È da esse che risulta con chiarezza il carattere pretestuoso di ogni tentativo di assimilare Darwin alla volontà di potenza di Nietzsche, al darwinismo sociale e al razzismo e all’eugenetica di Hitler.

«Oltre l’anima e la volontà di potenza»: è a partire da questo approdo della coscienza moderna che l’autore delinea anche l’impegno etico-politico cui dovrebbe indurci una concezione effettivamente naturalistica dell’uomo. Interessata a raccogliere con responsabilità e costruttiva capacità di dialogo anche le attuali sfide bioetiche. A coltivare nelle nostre vite e nella sfera pubblica la «saggezza solidale» che Franceschelli propone come frutto coerente e auspicabile del naturalismo moderno.

 

 

img2(clicca qui per leggere la recensione sul sito "Recensioni Filosofiche"); ("Letture"); ("Terra news", pag.10)

Karl Löwith.
Le sfide della modernità tra Dio e nulla

Seconda edizione

Roma, Donzelli, 2008, pp. 250.

 

Karl Löwith è stato una delle figure più significative del panorama intellettuale del XX secolo. Formatosi alla scuola di Husserl e Heidegger, nella Germania inquieta del primo dopoguerra, dedicò le sue prime indagini al confronto con Hegel, Kierkegaard, Marx, Weber, e soprattutto Nietzsche e Burckhardt, nel ten­tativo di aprirsi una strada «tra Dio e nulla» di fronte alla radicale disumanizzazio­ne portata dal nichilismo moderno e dallo stesso avvento del nazismo. A questa fase seguì la polemica contro i surrogati secolari della fede cristiana e contro il nichilismo cui saremmo condannati in un mondo reso assurdo e senza senso dalla morte di Dio. Per Löwith se il Dio biblico diviene non più credibile, è alla nozione di natura che occorre di nuovo volgersi: anche l'uomo, le sue capacità etico-intel­lettuali e la sua storia devono tornare ad appartenere all'ordine naturale del mon­do. Come già Spinoza e Darwin hanno saputo indicare alla coscienza moderna.
Franceschelli ripercorre l'intero arco di questa intensa avventura del pensiero.
Capace di indicare la via di un'emancipazione radicale ma non polemica dalla tra­dizione religiosa e metafisica, la lezione di Löwith emerge qui in tutta la sua ric­chezza e attualità, proprio in un momento di ritorno pubblico della religione. E mentre la stessa gerarchia cattolica accusa di nichilismo antropologico ed etico il disincanto moderno. Accuse smentite proprio dal sobrio e costruttivo affranca­mento dall'orizzonte creazionistico operato dal naturalismo Löwithiano. E ribadi­to anche nel saggio «La libertà di fronte alla morte», qui pubblicato in appendice, nel quale Löwith dedica pagine di rara intensità a uno dei temi più impegnativi dell'attuale dibattito bioetico. Per Löwith, ammiratore del saggio Sul suicidio di Hume, l'unico argomento plausibile contro l'uscita volontaria dalla vita è di carattere religioso, non morale. «Un intreccio di disincanto e umanità»: è questa dunque la lezione Löwithiana con cui anche queste pagine invitano a confrontarsi. Una lezione di autentica laicità. Non corrosa dal nichilismo. Impegnativa. Eppu­re capace di metterci di fronte non solo ai limiti ma anche alle opportunità della nostra condizione naturale: a quel varco «tra Dio e nulla» che per ognuno di noi sarebbe saggio coltivare.

 

 

img1(clicca qui per leggere la recensione sul sito "Treccani", sul "Corriere della Sera o su "L'Unità"); ("Ipazia.net")

La natura dopo Darwin.
Evoluzione e umana saggezza

Roma, Donzelli, 2007, pp. 199.

Chi ha paura di Darwin? E chi ha paura della natura?, si chiede di rimando la filosofia. Dopo il successo di Dio e Darwin, Orlando Franceschelli ripercorre il cammino che dalla scoperta della natura da parte della nascente filosofia greca e dalla sua negazione da parte della tradizione platonico-cristiana, conduce alla rinascita moderna della prospettiva che il mondo e l'uomo siano frutto di processi soltanto naturali e non della creazione di Dio.
Darwin rappresenta lo snodo decisivo di questo evento epocale e della naturalizzazione della stessa mente dell'uomo che lo porta a compimento. Un evento contro cui il fondamentalismo religioso e numerose prese di posizione della gerarchia cattolica muovono attacchi pretestuosi, volti unicamente ad equiparare il naturalismo a «mito moderno», nichilismo antropologico, disperazione esistenziale.
Compito del «naturalismo impegnativo» proposto da Franceschelli, con autentica e costruttiva laicità, è invece definire e coltivare le ragioni critiche e la «saggezza solidale» che esso può dischiudere alle nostre vite. Una proposta di dialogo rivolta anche ad una teologia capace di confrontarsi senza pregiudizi con l'emancipazione moderna dal creazionismo. Natura e umana saggezza, appunto: consapevolezza di essere parte di un'evoluzione biocosmica senza fine, e capacità di cogliere le opportunità che questa nostra condizione naturale può offrirci. È il frutto più bello e l'esito più auspicabile - soprattutto di fronte alle attuali sfide bioetiche - della ragionevole libertà cui le umanissime virtù della scienza e della filosofia ci consentono di aspirare.

 

 

img3

(Recensione da "Roma in Jazz" di Giuseppe Cappello)

(Recensione dal "Boratto blog" di Giorgio Boratto)

(Recensione su "Il Nostro Tempo")

(clicca qui per leggere l'articolo "Miseria del Creazionismo" di Claudio Magris)

(clicca qui per leggere le recensioni sul sito "Donzelli")

Dio e Darwin.
Natura e uomo tra evoluzione e creazione

Seconda edizione con l'aggiunta di una postfazione: <<Senza Darwin, senza Dio?>>

Roma, Donzelli, 2005, pp. 168.

«Dopo Darwin, anche la fede è chiamata a diventare adulta ... Così come adulta si deve fare la saggezza puramente terrena di quanti vedono nel male fisico il volto di una natura spietata e indifferente. La sofferenza innocente è il limite contro cui inciampano entrambi ... ».

Crisi ecologica, polemiche sull'insegnamento del darwinismo, scontro tra laici e cattolici su questioni bioetiche sempre più impegnative: già questi temi ci ricordano come il confronto su natura e creazione rappresenti il problema nel quale siamo tutti coinvolti. Ma in quali termini si presenta oggi questo confronto? La risposta è ben nota: Darwin ha segnato un punto di svolta epocale e semplicemente inaggirabile. Accanto agli snodi più rilevanti del naturalismo darwiniano, il libro discute anche gli attacchi sferrati contro di esso dagli odierni neo-creazionisti, e la loro confutazione da parte di biologi, filosofi e persino teologi interessati a confrontarsi col naturalismo darwiniano.

Cure editoriali

 

Dio, uomo e mondo. (nuova edizione)
Nella metafisica da Cartesio a Nietzsche
di Karl Löwith (a cura di Orlando Franceschelli; con la presentazione "Eclissi di Dio e ritorno alla natura")

Roma, Donzelli, 2018, pp. 198.

In questo volume, tradotto qui integralmente e per la prima volta nella sua versione definitiva (1967), Löwith perviene agli esiti più maturi del suo confronto con la modernità. Cosa devono tornare a essere il mondo e l'uomo, dopo la «caduta di Dio» consumatasi nella coscienza moderna? È rispetto a questa ineludibile domanda che emerge l'incapacità della filo­sofia moderna, da Cartesio e Kant fino a Hegel e al nichilismo di Stirner, di emanciparsi effettivamente dal creazionismo e dall' antropocentrismo di ascendenza biblica. La concezione meccanicistica del mondo e le mo­derne «metafisiche della soggettività» smarriscono l'autentica sostanza re­ligiosa della fede nel Dio sovrannaturale e creatore della tradizione, ma non sanno ripristinare la nozione di natura. Precipitano anzi l'uomo cristiano-moderno in un mondo divenuto ormai estraneo e privo di senso: in un esilio o nichilismo cosmico che riguarda non solo l'idealismo di Fichte o il disprezzo per la natura di Hegel, ma anche le filosofie di Hus­serl, Heidegger e Sartre.
C'è tuttavia anche un'altra modernità: quella in cui l'ateismo giunge al proprio compimento. Perciò in Dio, uomo e mondo Lowith, oltre che con Feuerbach e Nietzsche, «filosofo del nostro tempo», si confronta, con un'intensità che non ha precedenti lungo tutta la sua ricerca, anche con Spinoza: con il «Mosè dei materialisti moderni» (Feuerbach) che ha saputo uscire da ogni metafisica della volontà e restituire «la propria verità alla natura di tutte le cose». È con questa linea di pensiero che anche il naturalismo di Lowith instaura un dialogo di grande attualità per tutti coloro che si sentono «irretiti» nell' emancipazione moderna dall' orizzonte metafisico: che collocano, cioè, la proprio ricerca e la propria vita «in un universo senza Dio» e sono interessati a tornare alla prospettiva di una natura (physis) sempiterna che sia anche dimora cosmica dell'uomo che a essa appartiene.

 

 

(clicca qui per la presentazione di Franco Volpi)

Spinoza.
Deus sive natura
di Karl Löwith (edizione italiana a cura di Orlando Franceschelli; contiene il saggio introduttivo "L'approdo non nichilistico dell'ateismo")

Roma, Donzelli, 1999, pp. 76.

«Spinoza si colloca precisamente nella posizione di confine, in cui la fiducia in Dio si affievolisce e si compie il passaggio critico verso il riconoscimento di un universo senza Dio, che esiste senza alcuno scopo e quindi senza alcun "senso" o "valore". Solo pochi nel nostro tempo hanno compreso la gran­dezza di Spinoza che risiede nel fatto che egli, con una quasi sovrumana rinuncia ad umane debolezze, ha restituito la propria verità all'unica natura di tutte le cose».

 

Modernità e reificazione.
L'agire comunicativo nel pensiero di Habermas

Roma 1986

 

Al di là di cristianesimo e marxismo

Palermo 1988, in AA. VV., Il problema della storia

 

Creazione, assurdità o oggettività del mondo?

Palermo 1990, in AA. VV., Metafisica, postmetafisica, antimetafisica.

 

torna su

 

© COPYRIGHT 2008 ALL RIGHTS RESERVED BY GEKO